Jean Philip Rameau: Castore e Polluce

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Jean-Philippe Rameau: Castor et Pollux
Tragedia in musica (un prologo e cinque atti) su testi di Pierre-Joseph Bernard
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra, 24 ottobre 1737

Quest’opera, terza esperienza di Rameau in campo teatrale dopo “Hyppolite et Aricie” e
“Les Indes galantes”, è probabilmente  il suo capolavoro; la partitura riesce a descrivere
con forza la poetica degli affetti, i conflitti e i contrasti tra dovere e passione, tra vivace
sensualità e cupa malinconia, ma più di ogni altra cosa, attualizza la dedizione, sino al sacrificio
supremo, dei due fratelli. Tra i vari momenti interessanti di quest’opera sono da evidenziare
alcune arie particolarmente toccanti, tra cui la famosa “Tristes apprêts, pâles flambeaux”,
nonché la celebre ciaccona dell’ultimo atto.

Il pubblico accoglie con poco entusiasmo questo lavoro di Rameau che, dopo 21 repliche, resta
accantonato per quasi 18 anni. Rameau, nel 1754, sottopone la partitura  a una radicale revisione,
ne fa anche una riduzione per musica da camera, e la porta in scena mentre infuria la polemica tra i
fautori dell’opera comica italiana e quelli della “tragédie lyrique”, la cosiddetta Querelle des Bouffons.
Questa volta l’opera riscuote notevoli apprezzamenti e in breve tempo viene considerata la risposta più
efficace al partito dei “buffonisti”, che nel 1752 avevano presentato al pubblico francese
“La serva padrona” di Pergolesi.

Il librettista Pierre-Joseph Bernard rielabora il mito dei Dioscuri in modo assai libero ed originale, e,
pur lasciando inalterato il tema della fratellanza, modifica la vicenda dei due fratelli, sia rispetto
alle fonti classiche, sia rispetto a quelle rinascimentali.


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